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Riconoscimento facciale e privacy: quali i progressi?

Riconoscimento facciale: la tecnologia va utilizzata pensando prima di tutto alle conseguenze che può avere e alla luce di questi fatti vanno create delle regole soprattutto in materia di sperimentazione.

La buona notizia in merito è che ricercatori e informatici sono da tempo al lavoro perchè si possa utilizzare questa tecnologia per non mettere a rischio le persone, ma contemporanemente affermano che le soluzioni che si trovano oggi non saranno mai definitive mentre la stessa tecnologia subirà continue evoluzioni.

Dall’altra parte, Giuseppe Busia, segretario generale del Garante, chiarisce che in materia di privacy, le garanzie per i cittadini sono essenziali: la sperimentazione può andare avanti ma vanno create delle regole perchè ne va della libertà di tutti.

Riconoscimento facciale: la sicurezza dei dati biometrici

Riconoscimento facciale Intervista a Giuseppe Busia (Segretario generale del Garante) TGCom24

E’ chiaro che una tecnologia come questa, prima di essere introdotta solo perchè la tecnologia lo consente, vanno usate delle garanzie e le garanzie principali sono quelle della Protezione dei Dati Personali: il nuovo regolamento europeo prevede il divieto dell’uso queste tecnologie salvo casi particolari che vanno disciplinati dalla legge e che vanno tutaleti con garanzie forti.

Giuseppe Busia

Riconoscimento facciale e machine learning: una corsa contro il tempo e lo sviluppo

La buona notizia, ad oggi, è che i ricercatori hanno trovato il modo – almeno temporaneamente – di causare problemi a determinate classi di algoritmi di riconoscimento facciale, sfruttando i punti deboli dell’algoritmo di allenamento o del modello di riconoscimento risultante. La scorsa settimana infatti gli informatici dell’Università Nazionale di Singapore (NUS) ha pubblicato uno studio che illumina una nuova tecnologia: tale tecnica consiste nell’individuare le aree di un’immagine in cui i cambiamenti possono interrompere al meglio gli algoritmi di riconoscimento, dove le immagini sono meno riconoscibili dall’essere umano.

Tuttavia bisognerebbe essere in grado di riconoscere la classe del determinato algoritmo ma alla fine ciò che si può raggiungere è una soluzione per poter permettere agli utenti di inserire delle modifiche impercettibili alle immagini per renderle più difficili da classificare per gli algortimi di machine learning. Questo significa che man mano che gli algoritmi diventarenno man mano più intellgenti agli utenti non rimmarrà che la scelta di degradare ulteriormente le immagini? Purtroppo è ancora un contraddittorio e il problema non è di facile soluzione.

La verità è che ogni avanzamento è temporaneo: la tecnologia di riconoscimento facciale è in costante evoluzione come la sicurezza informatica. E’ come la storia del gatto con il topo: “Ci saranno tecniche migliori sviluppate dai raccoglitori di dati, e in risposta ci saranno tecniche di privacy migliori per contrastarli”.

L’unica attuale e concreta soluzione sembra oggi quella offerta da Giuseppe Busia: la creazione di regole e normative.

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