Month: May 2020

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Cyber Range: il poligono virtuale per la cyber difesa

Cyber Range: è ora della Cyber difesa e delle esercitazioni fatte in un campo addestramento per contrastare la criminalità informatica, le potenze avversarie e quelle forze che utilizzano Internet per ottenere vantaggi o informazioni. La guerra elettronica e quella cyber stanno oggi convergendo ed è quanto mai importante non farsi trovare impreparati. Lo scenario dei conflitti nel cyber spazio è stato infatti riconosciuto come quinto dominio operativo al pari di aria, mare, terra e spazio extratmosferico. 

Cyber spazio come dominio delle operazioni

Leonardo Cyber Range è un poligono virtuale, composto da una infrastruttura Hardware e software che permette di simulare complessi sistemi ICT. In materia di Difesa e Sicurezza la Cyber Security diventa sempre di più un’arma strategica e Leonardo stava lavorando ad un vero e proprio “poligono virtuale” in campo informatico (IT), il primo cyber range italiano per la Difesa e per gestire le infrastrutture critiche: i possibili scenari vengono virtualizzati per sviluppare strategie e componenti di difesa con l’intelligenza artificiale (AI).

Cyber Range: le ipotesi di scenario per la cyber warfare

Il nuovo centro di addestramento, come si legge su AnalisiDifesa.it, nasce con l’ambizione di formare il giusto personale per potere affrontare le criticità più complesse della minaccia informatica contro sistemi informativi (IT) e operativi (OT).

Basato sulla necessità di poter formare adeguatamente il personale tecnico che lavora nei settori delle infrastrutture governative e critiche, il poligono consente la generazione di molteplici scenari di allenamento con diversi livelli di complessità. Le esercitazioni sono pratiche e molto realistiche.

Componenti principali sono:

  • Piattaforma di esecuzione dell’attacco
  • Piattaforma di gestione, per la configurazione degli esercizi e del loro punteggio
  • Piattaforma educativa

Attraverso l’utilizzo delle piattaforme i “cadetti” divisi in attaccanti e difensori, mettono in atto, imparano e migliorano le tattiche di attacco informatico e difesa in un abinete dinamico stimolato dall’intelligenza artificiale.

Ransomware-2020

Ransomware 2020: attacchi ogni 11 secondi

Ransomware 2020: i report annuali non portano nulla di buono, il ransomware rimane il grande business del cyber crime e dei criminali informatici.

Infine, secondo il report di TrendMicro , l’Italia è il paese più colpito al mondo, almeno per quanto riguarda le cifre relative al 2019 per quanto riguarda gli attacchi ransomware. Su scala mondiale, invece, il nostro paese, è settimo per ciò che concerne malware e quarto per macromalware.

Attacchi cyber ogni 11 secondi

Ransomware: le minacce del 2019 portano alle previsioni per il 2020

Cosa consiglia TrendMicro per difendersi dalle minacce? Innanzitutto “una strategia di connected threat defense che metta al sicuro i gateway, le reti, i server e gli endpoint”.

Un pò di numeri in Italia:

  • 17.120.526 malware intercettati
  • 4.326 malaware relativi all’home banking
  • 7.915.566 visite ai siti maligni
  • 851.725 siti maligni bloccati
  •  384.376.157 minacce via mail
  • 185.747 APP malevoli
  • 4.222 attacchi exploit
Fonte – 2019 Annual Security Roundup: The Sprawling Reach of Complex Threats
The Sprawling Reach of Complex Threats

Ultimamente un approccio più mirato dei ransomware ha permesso tecniche più mirate volte a costringere le organizzazioni a cedere alle richieste di ricatto. L’efficiacia relativa all’evoluzione delle nuove tecniche utilizzate è stata dimostrata – a livello globale – da una serie di attacchi rivolta ad entità governative.

Il ransomware Maze ha comportato, ad esempio, ha rappresentato un onere maggiore per le sue vittime, data la sua capacità di copiare automaticamente tutti i file interessati su sever controllati dai suoi operatori.

Ma c’è stato un ulteriore e importante sviluppo: la formazione di “alleanze” tra gruppi di ransomware. TrendMicro ritiene che, nel novembre del 2019, gli operatori dietro a Ryuk abbiano lanciato l’attacco dall’ufficio dei servizi tecnologici della Lousiana stessero lavorando come fornitori access-as-a-service.

Infine c’è la questione dei dispositivi IoT, il cui numero dovrebbe aumentare a circa 22 miliardi entro il 2025: il rischio, appurato, è che i cyber criminali trasformino questi dispositivi in una piattaforma per condurre attacchi malevoli, sfruttando le loro attuali vulnerabilità.

Al riguardo, nel rapporto vengono citate le segnalazioni riguardo alla variante del famoso Mirai (Trojan.Linux.MIRAI.SMMR1), che usa molteplici exploit per colpire i router e dispisitivi IoT. Un’latra segnalazione è stata fatta riguardo una sua variante backdoor che sfrutta una vulnerabilità nei router Huwaei HG532

Ransomaware 2020: la situazione attuale

Altri due report, segnalano invece la situazione Ransomware 2020.

Mentre Sophos segnala che quasi tre quarti degli attacchi nel 2020 comportano la crittografia dei dati, si rileva che per il 51% delle oragnizazioni che hanno subito attacchi, i dati sono stati crittografati nel 73% dei casi. Lo scarto tra pagamento del riscatto (56%) e recupero tramite backup (26%) parla da solo.

Gli attacchi che hanno maggior successo sono quelli che includono dati nel cloud pubblico, ma i criminali, chiaramente prendono di mira i dati, ovunque siano archiviati.

Sembra poi che il settore pubblico, nonostante i titoli di testa, sia più al riparo di quello privato. Riguardo le assicurazioni (che pagano il riscatto il 94% delle volte), invece solo il 64% degli intervistati è coperto contro i ransomware.

Infine BlackFog ha compilato una lista internazionale, mese per mese, di tutti gli attacchi informatici a livello globale: mentre il mese di Aprile 2020 era inizato a rilento gli attacchi sono via via aumentati a partire da un grave attacco in Portogallo.

Il gigante portoghese Energias de Portugal (EDP) è stato il primo a riferire di essere stato vittima di un grave attacco quando i criminali informatici li hanno informati diun massiccio riscatto: 9,9 milioni di euro!

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Andrea Biraghi: intelligence per la sicurezza informatica nazionale

Andrea Biraghi: attraverso l’intelligence si può anticipare un attacco informatico, sapere quando arriverà di che tipologia sarà.

La protezione di un’infrastruttura sino ad oggi è sempre stata un concetto di reazione ma oggi prevedere un attacco diventa basilare: conoscere la geopolitica del Cyber Spazio e usare metodologie di intelligence per la cybersecurity può contribuire a fronteggiare gli attacchi informatici.

Andrea Biraghi
Gli scacchi sono una guerra idealizzata, richiedono tattica, strategia, freddo calcolo e intuizione. (Friedrich Dürrenmatt)

Da quando internet ha superato la sua originale funzione di scambio e condivisione è diminuita la sua capacità di tutelare i suoi utilizzatori contro i crimini informatici.

Il problema però risiede nel costante aumento dei livelli di complessità e connettività in modo parallelo a quelli delle vulnerabilità. Per citare un settore si può pensare alle cyber minacce nel settore automotive in tutta Europa: è il caso delle smart e connected cars, grazie anche all’ascesa, semprepiù veloce dell’Internet of Things (IoT). Non per nulla, Mary Teresa Barra – General Motors – ha affermato che proteggere le automobili da incidenti causati da attacchi informatici “è una questione di sicurezza pubblica”.

Nell’ambito dei nuovi componenti IIoT (Industrial Internet of Things) di carattere industriale e nei sistemi di controllo infatti, le vulnerabilità non sono evitabili, proprio come in ogni sistema informatico: questo prevede che non siano esenti da minacce come malware, che possono portare guasti all’interno dei sistemi o consentire l’accesso ai dati critici.

Nella guerra informatica, secondo il rapporto “Cyberspace and the Changing Nature of Warfare” – Kenneth Geers, PhD, CISSP, Naval Criminal Investigative Service (NCIS) – sono utilizzate almeno 5 tattiche comuni ovvero: spionaggio, propaganda, Denial of Service, modifica dei dati, manipolazione dell’infrastruttura.

Oggi, tutto ciò che accade nel mondo reale si riflette nel Cyberspazio: per chi pianifica la sicurezza nazionale questo significa cyber spionaggio, ricognizione, propaganda, bersagli e quindi guerra. Oggi si parla di geopolitica dell’hacking in un clima in cui le nazioni competono tra loro, con operazioni che vanno dai cavi sottomarini al sabotaggio nucleare sotterraneo, dove uno dei temi di maggior preoccupazione riguarda le nuove tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Lo spazio cibernetico ha modificato la geografia del mondo: e la sua evoluzione è in questa direzione in base anche alle interazione degli esseri umani. Proviamo a farne una mappatura.

Possiamo immaginare il cyber space come una reppresentazione a strati: il primo composto dai cavi sottomarini, della rete ethernet, dai router e dispositivi di scambio dati e comunicazione. Nel secondo strato si trovano i codici, che permettono all’hardware di funzionare e comunicare e nel terzo appunto le nostre interazioni e ora anche quelle tra “machine to machine”.

Infine, è chiaro come conoscere la geopolitica dello spazio cibernetico – al rango di “dominio delle operazioni” insieme a terra, maree e aria per le strategie di sicurezza nazionale – e usare metodologie di intelligence, sia oggi quanto mai importante per contribuire a fronteggiare gli attacchi in tema di cybersecurity.

Andrea Biraghi: la nuova frontiera è cercare di prevenire con l’intelligence

Tutti noi sappiamo – e per chi non lo sa è bene tenrelo a mente – che basta il ritardo di poche ore nell’aggiornamento dei nostri sistemi per compormetterli interamente. Oggi, quindi, diventa fondamentale anticipare gli attacchi informatici e le minacce tramite la cyber intelligence.

Immaginiamo le nostre reti come un fortino ai tempi del West con i sodlati che dovevano proteggere il forte contro gli indiani che lo attaccavano. Cosa si faceva? I soldati, per sapere quello che stava per succedere, utilizzavano gli scouts, figure che andavano in avanscoperta e cercavano di sapere da dove sarebbe arrivato l’attacco, di che tipologia sarebbe stato, se erano pochi o erano tanti. Questo è esattamente ciò che cerchiamo di fare.

Andrea Biraghi

La cyber Intelligence ha uno scopo predittivo

La cyber intelligence, come abbiamo sentito nell’intervista video ad Andrea Biraghi, ha uno scopo predittivo: si raccolgono le notizie e le informazioni, in seguito si analizzano, si valutano e si classificano, cercando di estrapolarne le giuste informazioni a supporto di una strategia operativa. Quindi per riassumerne il processo:

  1. Raccolta informazioni e loro classificazione per ordine di importanza
  2. Definizione delle potenziali minacce e degli obittivi strategici
  3. Applicazione di contromisure: conoscenza di punti deboli e applicazione delle tecniche di attacco
  4. Monitoraggio

Quali sono le potenziali minacce? Tra le minacce che vengono esaminate vi sono ransomware, phishing, violazione degli account e sniffing: ognuna viene valutata per il suo grado di gravità.

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Ma in che modo vengono raccolte le informazioni? Vi sono circa sei principali sezioni, secondo ICTSecurityMagazine che rappresentano ognuna diverse modalità di raccolta di dati e informazini utili, ma tutte si basano sulla capacità di raccogliere, correlare e analizzare:

  1. Intelligence umana (HUMINT)
  2. Intelligence delle immagini (IMINT)
  3. Intelligence dei segnali (SIGINT)
  4. Intelligence delle misurazioni (MASINT)
  5. Intelligence tecnica (TECHINT)
  6. Intelligence delle fonti libere (Open Source) (OSINT)

L’OSINT, ovvero Open Source Intelligence, è uan tecnica utilizzata spesso nel settore della Cyber Security per scovare informazioni a diversi livelli su internet e a scopo predittivo: tra le fonti vi sono anche il deep web e il dark web. Più dettagliata è un’informazione e più la sua qualità è alta più gli scenari ideati si avvicinano alla realtà. 

La domanda relativa all’OSINT sta crescendo esponenzialmente e le previsioni sono che lo farà sino al 2024: l’OSINT si divide in

  1. tipo di sicurezza (intelligenza umana, big data, analisi del dark web, link/network analisi, analisi di dati e testi, intelligenza artificiale)
  2. tecnologia (ad esempio cyber security)
  3. applicazione (ad esempio militare e difesa, sicurezza nazionale).
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APP Immuni cosa è e come funziona?

Cosa è l’APP Immuni? L’APP, studiata per sistemi IOS e Android per il tracciamento dei soggetti risultati positivi al virus dell’emergenza Covid-19. Tale applicazione, sviluppata da Bending Spoons – società italiana – che ci promette di diventare lo strumento per poter tornare alla normalità nella così detta Fase 2, è ultimamente molto discussa, ancora molto tempo prima che ne venisse spiegato il reale funzionamento o le caratteristiche.

Vediamo, però, quali informazioni ci riportano e maggiori testate giornalitiche e le riviste specializzate al riguardo.

app immuni cosa è

In realtà questa applicazione che ha creato tanta discussione potrebbe essere utile nel momento in cui si cerchi di contenere il contagio per non “ricapitombolare” alla prima fase.

Quale è, in modo semplice, il suo funzionamento? Dal momento in cui viene installata sul telefono – su base volontaria e gratuitamente – come normale applicazione, il dispostivio conserva i datu dell’utente, a cui verrà assegnato un ID temporaneo, e questi “dati” verranno scambiati con i dispostivi vicino a lui tramite tecnologia BlueTooth. I dati però saranno crittografati, quindi protetti, che conterranno anche la durata dell’incontro tra i dispositivi, in base alla forza del segnale percepito. Quindi sapere che vicino a noi c’è una persona, tracciata come positiva al Covid19, potrà tutelarci dal “rischio contagio”…

Un articolo recente di Agenda Digitale ci chiarisce persino come si è arrivati a questa scelta che si fonda su tre motivazioni principali, che vengono chiamate ufficiali:

  • capacità di contribuire in modo tempestivo come strumento di contrasto contro la propagazione del virus;
  • conformarsi al modello europeo come delineato dal Consorzio PEPP-PT
  • garantire il rispetto della privacy.

Una nota che viene fatta però, sul secondo punto, è che l’APP Immuni si è scostata dal modello prestabilito, andando incontro alle richieste di Apple-Google, ovvero: un modello più decentralizzato. Si seguiranno ovvero le idee del progetto Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP-3T) che si è separato da Pepp-Pt perseguendo un modello più decentralizzato.

Per approfondire leggi l’articolo integrale su AgendaDigitale.eu: Immuni, cos’è e come funziona l’app italiana coronavirus.

Secondo quanto riporta Avvenire, invece, vi sono ancora delle incognite legate all’efficacia del sistema. Oramai è noto che l’applicazione non è stata rivista sotto l’aspetto dela sicurezza, non potendosi valutare in modo adeguato gli aspetti relativi alla Cyber Security e alla resistenza o meno ad attività di reverse enginering, od altre tipologie di attacco informatico.

APP Immuni: il tracciamento in arrivo a fine maggio

Andrea Biraghi

Dopo vari ritardi l’APP Immuni sarà disponibile a fine Maggio. Tra le paure ci sono, come dice Repubblica ipotetiche sorveglianze di massa e violazioni della privacy su larga scala. Per molti ancora ci sono numerosi nodi da sciogliere.

Per quanto riguarda la Privacy, sempre secondo Repubblica, “l’app, basata sul modello decentralizzato di raccolta dati, non colleziona informazioni come il nome, cognome, indirizzo, email, numero di telefono, al contrario di quel che fanno altre applicazioni dentro e fuori l’Europa”. In effetti l’applicazione non raccoglie nemmeno i dati realtivi alla geolocalizzazione.

“L’identificativo trasmesso dallo smartphone agli altri telefoni nelle vicinanze, un codice, in più cambia di frequente. I dati restano sul dispositivo, a meno che non si risulti contagiati”. I dati inoltre non saranno raccolti da Bending Spoons, ma saranno trattati dalle autorità sanitarie, in Italia (su server gestiti e supervisionati da soggetti pubblici).

Ma vediamo quali punti riassume Avvenire circa i limiti rilevati. Le questioni aperte riguardano la gestione della sicurezza: questo potrebbe permettere infatti ai criminali informatici di raccogliere i dati via etere e poi ritrasmetterli. “Inoltre, secondo altri esperti di cyber sicurezza, la preoccupazione per la tutela dei dati degli utenti potrebbe essere legata a possibili attacchi via bluetooth”. Tra le questioni ancora aperte c’è la faccenda relativa ai dati a rischio, sul ruolo di Sogei e di Bending Spoons, ma ancora più preoccupante sarebbero i limiti della volontarietà.

Leggi tutto su Avvenire.it: Coronavirus. L’app Immuni, tutti i nodi da sciogliere