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Andrea Biraghi, Cyber Security manager e direttore della divisione Security and information Systems, lavora da anni per il mantenimento della sicurezza dei sistemi informativi. In una società sempre più digitalizzata ed interconnessa è divenuto ormai indispensabile prendere atto delle minacce esistenti nella rete Internet: solo un costante impegno ed aggiornamento rendono possibile affrontare e combattere i Cyber criminali e riprendersi in fretta dalla loro violazioni. La posta in gioco è alta e la sicurezza dei servizi web è fortemente legata al nostro sviluppo economico: basti pensare al rapido aumento delle connessioni, degli utenti, l’aumento del valore di numerose transazioni effettuate attraverso le reti, la crescita delle imprese legate al commercio elettronico.

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La Cina nega l’hacking dei dati sul fiume Mekong e confuta il rapporto Reuters

Il rapporto Reuters accusa la Cina dell’hacking di dati sul fiume Mekong dalla Cambogia.

Non è immediatamente chiaro quale tipo di dati abbiano rubato gli hacker e non sappiamo perché abbiano fatto questo tentativo. Ma ci deve essere qualcosa di interessante o importante che li ha motivati ​​a farlo”, ha affermato il Segretariato della Commissione del fiume Mekong (MRC). Questo è successo nel 2018 ma stiamo ascoltando la notizia ora che il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti l’ha rilasciata.

Il Segretario ha anche affermato che la maggior parte dei dati su MRC è disponibile pubblicamente e ospitata su un portale di dati. Il portale rappresenta un magazzino di dati in cui sono attualmente disponibili almeno 10.333 dataset. I set di dati includono serie temporali idro-meteorologiche e climatiche attuali e storiche, mappe spaziali, atlanti, fotografie e set di dati settoriali a cui è possibile accedere facilmente.

L’accusa dell’hacking è partita dagli Stati Uniti e puntava ad una campagna di spionaggio informatico globale: tra i governi presi di mira dagli hacker cinesi c’era la Cambogia, uno dei più fedeli alleati asiatici di Pechino.

L’obiettivo dell’attacco è stato rivelatore: le discussioni tra Cina e Cambogia sull’uso del fiume Mekong (segreti commerciali e dati idroacustici). Il Mekong infatti è divenuto un nuovo campo di battaglia per l’influenza statunitense e cinese nel sud-est Asia.

Reuters si basa sulle accuse che “sono state delineate in un atto d’accusa di 30 pagine del tribunale degli Stati Uniti che descrive in dettaglio le attività di quella che è stata definita una società di facciata gestita dalla sicurezza dello stato cinese ad Hainan, una provincia insulare cinese vicino al sud-est asiatico”.

Tra gli obiettivi degli hacker c’era il “Ministero del governo cambogiano”, secondo l’accusa, dal quale “hanno rubato dati relativi alle discussioni tra i governi di Cina e Cambogia sull’uso del fiume Mekong” nel gennaio 2018.

In risposta a Reuters, il ministero degli Esteri cinese ha affermato che le accuse alla Cina dell’hacking ai dati sul Mekong sono infondate e che gli Stati Uniti sono la principale fonte mondiale di attacchi informatici, compresa anche l’intercettazione dei propri “alleati”:

La Cina si è opposta fermamente e ha combattuto gli attacchi informatici di tutte le forme. La Cina non fa mai [questi attacchi] né incoraggerà, sosterrà o condonerà gli attacchi informatici. Gli Stati Uniti, infatti, sono la più grande fonte di attacchi informatici al mondo.

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